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Cronistoria
'92-'93-'94-'95
Sintesi della storia di Tangentopoli con nomi
e cognomi scritta da Marco Travaglio per
Micromega.
1992
FEBBRAIO Il 17 viene arrestato Mario Chiesa e si
apre una voragine inaspettata su un sistema di
corruttele fino ad allora inesplorato.
APRILE. Antonio Di Pietro comincia a dare
fastidio. Il Gico di Firenze comincia ad
indagare sull'Autoparco della mafia a Milano.
Nel mirino c'è il IV distretto di polizia, lo
stesso in cui Di Pietro lavorò come commissario
nel 1981.
AGOSTO. Tre corsivi anonimi sull'Avanti! gettano
"dubbi su alcuni aspetti non chiari di Mani
Pulite" e su Di Pietro, "tutt'altro
che l'eroe di cui si parla". Il 5 agosto
Giuliano Amato destituisce dopo soli 11 mesi il
capo del Sismi generale Luigi Ramponi
("volevano avere mano libera", dirà
l'ufficiale).
SETTEMBRE. Il verde milanese Basilio Rizzo
denuncia a Brescia che un ex ufficiale dei
carabinieri sta girando l'Italia per raccogliere
notizie sulla vita privata di Di Pietro. Due
amici di "Tonino" ricevono offerte di
denaro per raccontare che il pm fa uso di droga.
L'invito viene da un tal Pagnoni, intimo di
Pillitteri e della consorte Rosilde Craxi: ma
tutto verrà archiviato senza troppe indagini.
Intanto Parisi (allora capo della Polizia) va a
trovare Craxi per raccontargli della Mercedes di
Tonino e di un suo misterioso viaggio in
Svizzera con l'avvocato Giuseppe Lucibello. Poi
gli mostra i tabulati Sip delle telefonate,
raccolti "del tutto casualmente da corpi di
polizia". Sara' lo stesso Craxi a
raccontarlo.
In quel mentre, secondo alcuni pentiti, Cosa
Nostra progetta di eliminare Di Pietro insieme a
Falcone e Borsellino.
1993
FEBBRAIO. Craxi, a seguito dei tanti avvisi di
garanzia, si dimette da segretario del Psi.
Fa il suo esordio la Falange armata (oggi
sospettata di legami con i servizi), con le
prime minacce contro Mani Pulite.
MARZO. Claudio Martelli, nei guai per il conto
Protezione (per il quale e' stato condannato in
appello nel 2001), si dimette da guardiasigilli.
Il governo Amato vara il primo colpo di spugna
(decreto Conso sul finanziamento illecito),
respinto da Scalfaro.
Rogatoria di Di Pietro a Hong Kong sui conti di
Craxi e contemporaneo messaggio della Falange
armata: "A Di Pietro uccideremo il
figlio".
APRILE La Camera nega l'autorizzazione a
procedere per Craxi.
GIUGNO. Arrestato per tangenti il primo manager
Fininvest, Aldo Brancher.
LUGLIO. Il giorno 12, Berlusconi ordina via fax
al suo GIORNALE di sparare a zero sul pool.
Montanelli e Orlando rifiutano.
In compenso, il 17, il SABATO
ciellino-sbardelliano pubblica un dossier sulle
presunte malefatte di Di Pietro in combutta con
gli amici Claudio Dini (ex presidente della
metropolitana milanese), Rea, Radaelli, D'Adamo.
C'è la garçonnière, c'è il telefonino
cellulare, c'è il presunto favoritismo pro
Radaelli: tutta roba che tornerà utile più
tardi, spacciata per nuova nel '97. Manca solo
una precisazione: tutti i suddetti sono stati
arrestati o inquisiti da Di Pietro e dal
pool.
NOVEMBRE. Mentre Craxi e Forlani vengono
chiamati in causa nel processo Cusani,
Berlusconi e Dell'Utri predispongono
l'operazione Forza Italia.
Il Gico di Firenze raccoglie fuori verbale le
confidenze di un pentito, Salvatore Maimone,
sulle ipotetiche coperture offerte alla mafia
dell'Autoparco da mezza procura di Milano: Di
Pietro, Spataro, Di Maggio, Nobili. Il processo
Autoparco dimostrerà che l'indagine del Gico
era costruita sul nulla.
1994
MARZO. E' il mese delle elezioni politiche. Dopo
l'arresto in febbraio di Paolo Berlusconi, il
giorno 13, IL GIORNALE associa i nomi di
Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio al
giudice corrotto Diego Curtò e a Salvatore
Ligresti: sarebbero tutti legati ad una
cooperativa edilizia. Non è vero niente, e
Feltri verrà condannato.
Intanto, Di Pietro stringe per la rogatoria a
Hong Kong sul bottino di Craxi: la prova che
Bettino gestiva il proprio, tramite Giancarlo
Troielli, qualche decina di miliardi. Riecco
puntuale, il giorno 15, la Falange armata:
"Ammazzeremo Di Pietro".
L'indomani Berlusconi rende visita al
procuratore generale di Milano Giulio Catelani,
con un esposto sui presunti abusi del pool nelle
pequisizioni a Publitalia. Catelani comincia a
fare la spola tra Milano e Roma, per convincere
il ministero a sguinzagliare gli ispettori
contro Borrelli & C.
APRILE.Il 29, nell'aula del tribunale dove si
attende la sentenza Cusani, viene ritrovata una
finta bomba contro Di Pietro, PM nel
processo.
MAGGIO. Vinte le elezioni, Berlusconi offre il
ministero dell'Interno a Di Pietro, la Giustizia
a Davigo. Doppio rifiuto.
GIUGNO. Di Pietro s'imbatte nelle mazzette degli
industriali alla Guardia di Finanza. C'è anche
la Fininvest. Nuove minacce a Di Pietro dalla
Falange armata.
LUGLIO. Berlusconi vara il decreto Biondi, che
risparmia ai tangentisti il fastidio della
custodia cautelare. Il pool annuncia l'autoscioglimento
in tv, Bossi e Fini minacciano lo scioglimento
del governo, il Cavaliere rinvia il "Salvaladri"
a migliore occasione. Due giorni dopo raduna
amici, ministri e avvocati Fininvest ad Arcore
per discutere della latitanza del fratello Paolo
e del manager Salvatore Sciascia (poi condannato
per tangenti).
AGOSTO. Giancarlo Gorrini offre agli avversari
del pool le memorie di Antonio Di Pietro in
cambio di aiuto per la Maa Assicurazioni.
SETTEMBRE. Il mese si apre con la proposta del
pool a Cernobbio per uscire da Mani Pulite. Il
ministro Ferrara vuol denunciarli tutti per
attentato alla Costituzione, poi il governo
decide che non è il caso. Il procuratore
generale della Cassazione Vittorio Sgroj
parlando del pool dichiara: "Sono
intoccabili, nessuno ha il coraggio di
promuovere l'azione disciplinare". Un boss
della Dc coinvolto in Tangentopoli riceve in
busta anonima un dossier: "Abusi, Di
Pietro", con le solite storie e gli
immancabili tabulati Sip.
Alcuni pentiti dal carcere denunciano promesse
di favori in cambio di accuse al pool.
Il giorno 17, nuovo messaggio della Falange
armata: "La vita politica e umana di Di
Pietro sarà breve e verrà fermata".
Il 29 settembre Sergio Cusani denuncia Di Pietro
a Brescia per diffamazione e omissione di atti
d'ufficio nel processo che gli è costato la
condanna a 8 anni per Enimont.
Il generale Giuseppe Cerciello, imputato per la
corruzione della Guardia di Finanza, denuncia a
sua volta Borrelli, Colombo, Di Pietro e
Padalino al Csm per presunte manovre intorno al
Gip Andrea Padalino.
Come stabiliranno i giudici successivamente, si
tratta di invenzioni. Ma intanto il pool sale,
per la prima volta, sul banco degli imputati,
proprio mentre chiede condanna di Paolo
Berlusconi per le tangenti delle discariche e
raccoglie le ultime prove sul tesoro personale
di Craxi.
OTTOBRE. Il giorno 1, si fa viva la Falange
armata: "Di Pietro è cotto a
puntino". Il 3 Di Pietro fa arrestare
Tradati, ultimo anello verso il bottino di
Bettino e anche - ma questo lo si scoprirà solo
un anno dopo - del mazzettone da 10 miliardi di
Berlusconi a Craxi tramite All Iberian.
Il 4, Borrelli rilascia un'intervista al
CORRIERE DELLA SERA, facendo capire che le
indagini Fininvest sono a buon punto: il governo
lo denuncia per attentato agli organismi
costituzionali (articolo 289 del codice penale,
minimo della pena 10 anni), i forzisti del Csm
ne chiedono il trasferimento da Milano per
incompatibilità ambientale.
Il memoriale Gorrini è pronto e arriva a Paolo
Berlusconi. Una mano amica infila poi l'appunto
- opportunamente arricchito con ritagli di
giornale, dossier del SABATO, vari anonimi,
rapporti di indagini illegali della Finanza - in
una busta e la busta nella buca delle lettere di
Dinacci. Il dossier, anziché essere
protocollato, finisce in un cassetto del
ministero.
L'8, Confalonieri invia a Catelani l'ennesimo
esposto contro la persecuzione giudiziaria
anti-Fininvest. E il 14 Biondi lancia una
ispezione ministeriale straordinaria contro il
pool, accusato dal capo del governo di indagare
sulle aziende e gli amici del capo del
governo.
Biondi completa l'opera defenestrando Mario
Vaudano, capo dell'ufficio rogatorie del
ministero, prezioso tramite del pool con le
autorità giudiziarie svizzere.
NOVEMBRE. Il pool scopre tra le carte del
manager Fininvest Massimo Maria Berruti
(condannato nel 2001) un "passi" di
Palazzo Chigi, datato 8 giugno '94: la prova che
Berruti andò a consultarsi con Berlusconi alle
prime avvisaglie dell'inchiesta sulle tangenti
della Finanza, prima di organizzare
l'inquinamento delle prove.
"Di Pietro ha i giorni contati",
annuncia la Falange armata.
Il 21, mentre gli ispettori di Biondi setacciano
invano la procura di Milano, parte l'invito a
comparire per Berlusconi, impegnato a Napoli
nella conferenza mondiale sulla criminalità.
Il 22, il CORRIERE pubblica la notizia in
esclusiva. Quel giorno Di Pietro è a Parigi per
interrogare Mach di Palmstein in carcere: non
riesce, ma viene a sapere del dossier trovato a
casa Giordano.
Il 23, Gorrini si precipita al ministero per
raccontare la Di Pietro story: 100 milioni,
Mercedes, debiti di Rea e quant'altro.
Il 24, Biondi avvia ufficialmente l'inchiesta
parallela e segreta su Di Pietro. Dinacci -
racconterà De Biase - era stato chiaro: "Previti
mi ha detto che bisogna distruggere Di Pietro e
mi ha fatto capire che Gorrini è stato
pagato".
Il 26, Previti avverte Tonino di quel che gli
stanno preparando al ministero ("una
polpetta avvelenata"). Di Pietro ne parla
con Davigo, e comincia a scrivere con lui una
memoria da inviare al Csm. Poi però cambia idea
e decide di dimettersi subito.
Il 27 ne informa Borrelli, mentre la Falange
armata comunica: "Di Pietro è un uomo
morto".
Il 29, la Cassazione trasferisce a Brescia il
processo milanese sui finanzieri corrotti. Il
30, De Biase ascolta Osvaldo Rocca che, sul
prestito di Gorrini, scagiona Di Pietro
("pensava che i soldi venissero
direttamente da me").
Nell'attesa Berlusconi continua a rinviare
l'appuntamento col pool: si presenterà solo a
metà dicembre, quando Di Pietro sarà già
lontano dalla Procura.
DICEMBRE. Di Pietro si dimette il 6 e quello
stesso giorno l'inchiesta segreta va in
archivio. Con una motivazione dell'ispettorato
che lo scagiona completamente: "Fatti di
nessuna rilevanza disciplinare".
Ma quel dossier, ora protocollato e
"nobilitato" dal timbro del ministero,
passa subito di mano, per essere ripescato e
riciclato qualche mese più tardi.
Dal Ministero, negli ultimi mesi, sono partite
ben due ispezioni alla procura di Palermo.
La prima, di routine, è di aprile: si concentra
sui pasticci al Tribunale fallimentare.
Ma la seconda, straordinaria come quella contro
il pool milanese, è stata disposta da Biondi in
settembre. E contiene uno scandalo. Durante la
prima missione, l'ispettore Enrico De Felice ha
inviato un fax al commercialista siciliano Piero
Di Miceli, ex craxiano ed ora forzista (ha
rapporti con Previti e Biondi), sospettato dalla
procura di rapporti con ambienti
massonico-mafiosi, affinché lo raccomandasse
presso il ministro Biondi per farlo diventare
capo degli ispettori al posto di Dinacci. Il fax
viene intercettato dalla Procura di Palermo, che
indaga De Felice per abuso.
Caselli manda un avviso di garanzia al vicecapo
di gabinetto di Biondi, Vincenzo Vitale (pretore
a Catania e assiduo collaboratore del GIORNALE)
per abuso e propagazione di segreto istruttorio:
avrebbe avvertito l'amico Di Miceli che i suoi
telefoni erano sotto controllo, grazie alle
informazioni raccolte a Palermo dagli ispettori.
1995
FEBBRAIO. Mentre il gip di Brescia proscioglie
Di Pietro dalle accuse di Cusani e un agente
della scorta sventa un attentato contro Gerardo
D'Ambrosio, torna in campo il Gico di Firenze
con il suo capo, tenente colonnello Giuseppe
Autuori, che consegna alla procura fiorentina un
dossier di 263 pagine sul caso Autoparco:
"Una franca rivisitazione di fatti e
situazioni già rappresentate".
I veleni contro Di Maggio, Nobili & C., già
smascherati dai giudici di Brescia, tornano in
circolazione con l'aggiunta di nuove
insinuazioni contro Armando Spataro e Ilda
Bocassini.
MARZO. Cusani va a trovare Gorrini per
complimentarsi della sua deposizione agli
ispettori e procurarsene una copia. Poi avvicina
Tradati (così almeno riferirà quest'ultimo)
per invitarlo a presentarsi agli ispettori di
Mancuso e denunciare pressioni del pool per
incastrare Berlusconi. Mancuso blocca il decreto
del governo per la creazione del "Sis"
da affidare a Di Pietro.
APRILE. Di Pietro, dopo alcuni incontri con
Berlusconi e Previti, fa sapere che alle
prossime elezioni non appoggerà nessuno,
tantomeno il Polo. Il dossier Gorrini e alcuni
altri ricompaiono tra le mani dell'avvocato
Carlo Taormina, legale del generale Cerciello e
futuro cadidato di Forza Italia.
Il giorno 7, Taormina e Cerciello denunciano Di
Pietro per presunte pressioni sul maresciallo
Nanocchio al fine di convincerlo a tirare in
ballo il generale e Berlusconi. L'accusa sara'
presto smentitadallo stesso Nanocchio e il
procedimento sara' archiviato a Brescia, ma
intanto Di Pietro è di nuovo indagato per abuso
d'ufficio e lascia per sempre la magistratura.
Il 13, a TEMPO REALE, Berlusconi rivela che
Tonino gli confidò di non aver condiviso
l'invito a comparire nei suoi confronti. Il 18,
Taormina, reduce da alcuni incontri in via
dell'Anima, chiede che Di Pietro testimoni al
processo Cerciello per chiarire una lunga serie
di vicende "oscure": le stesse
contenute nel dossier Gorrini, con l'aggiunta
dell'Autoparco, di traffici d'armi e chi più ne
ha più ne metta. Il tribunale respinge la
richiesta.
MAGGIO. La relazione degli ispettori, che
scagionano il pool dalle accuse di Biondi e
chiudono i lavori con un encomio solenne a Mani
Pulite, non piace affatto al ministro Mancuso.
Che, il giorno 5, avvia l'azione disciplinare
contro il pool per aver "intimidito"
gli ispettori e annuncia una nuova ispezione a
Milano. Non contento, chiede nuove indagini sui
suicidi in carcere di Gabriele Cagliari e Sergio
Moroni (salvo poi scoprire che Moroni non era
mai stato arrestato). Il 19 si scopre che il pg
Catelani ha pure promosso un'indagine informale
dei carabinieri contro Borrelli, per una vicenda
equestre. Mesi prima, su un settimanale,
Borrelli era stato ritratto al galoppatoio su un
cavallo con la sigla "G.G." sulla
sella. Sigla che secondo un anonimo, corrisponde
al Giancarlo Gorrini. Informato della cosa,
Borrelli denuncia Catelani al Csm. La sigla è
di tal Giovanni Gennari, vecchio proprietario
dell'animale. Ma intanto, per qualche giorno, i
giornali non parlano d'altro, proprio mentre, il
20, viene chiesto il rinvio a giudizio di Silvio
Berlusconi per corruzione.
GIUGNO. Il pm bresciano Fabio Salamone interroga
Gorrini e Pillitteri, poi, il giorno 3, indaga
Tonino per concussione: avrebbe premuto su
Gorrini e D'Adamo affinché ripianassero i
debiti di gioco di Rea. L'11 arriva il bis: Di
Pietro inquisito per altre concussioni ai danni
di Gorrini (prestito di 100 milioni, Mercedes,
pacchetto sinistri della Maa affidato allo
studio della moglie Susanna Mazzoleni). L'11, IL
GIORNALE torna alla carica contro Davigo:
stavolta titola sulla "strana coppia
Davigo-Cerciello", insinuando chissà quali
traffici tra il pm e il generale inquisito per
corruzione. In realtà il pm s'era iscritto con
altri magistrati ad una cooperativa nata per
costruire alloggi, e se n'era andato qualche
giorno dopo l'ingresso di Cerciello (che
comunque, all'epoca, era il numero uno della
Guardia di Finanza milanese, neppure sfiorato da
sospetti).
Il 14, c'è una nuova richiesta di rinvio a
giudizio per Berlusconi: frode fiscale per la
villa di Macherio. Il Cavaliere risponde con
esposto al pg della Cassazione Ferdinando
Zucconi Galli Fonseca per ben 130 presunte fughe
di notizie e per l'accanimento persecutorio del
pool contro l'inerme Biscione: altra inchiesta a
Brescia. E, il 19 Salamone indaga Di Pietro per
abuso d'ufficio: avrebbe aiutato Rea a diventare
capo dei vigili di Milano. L'indomani, si
diffonde una voce: Di Pietro è stato arrestato.
Il 30, ci si mette anche Craxi che inonda i
giornali con il fax dei tabulati Sip sulle
telefonati di Di Pietro nel 1992: "Me li
diede Parisi". Vuole dimostrare che Mani
Pulite è tutta un bluff, che Di Pietro era
pilotato via cavo da amici avvocati e imputati.
Poi si offre a Salamone: "Se vuole sentirmi
su Di Pietro, sono qui".
LUGLIO. Il giorno 2, Di Pietro viene interrogato
a Brescia per 18 ore e denuncia 137 tentativi di
delegittimazione ai suoi danni. Il 7, secondo
round di 5 ore. Salamone indaga anche sul
complotto che lo indusse a dimettersi dal pool:
Previti, Dinacci, De Biase e Paolo Berlusconi
gli indiziati.
AGOSTO. Craxi invita Salamone a indagare su un
viaggio di Di Pietro in Costarica, dove avrebbe
incontrato fantomatiche "importanti
personalità della finanza italiana e
internazionale". Mani Pulite come complotto
planetario. Salamone prepara le valigie per
Hammamet. Il parlamento riesuma il decreto
Biondi e, con qualche correttivo peggiorativo,
lo approva plebiscitariamente sotto il nome di
"Riforma della custodia
cautelare".
SETTEMBRE. Di Pietro scopre che un agente della
scorta, anziché proteggerlo, lo spiava e
riferiva ai "superiori" i suoi
spostamenti. Poi denuncia a Brescia che un certo
Roberto Napoli, agente del Sisde, gli ha
confidato di averlo spiato fina dal 1992. Napoli
conferma: "Mi ordinarono di indagare su Di
Pietro e su tutto il pool, non scoprii nulla di
illecito, Parisi sapeva tutto". Le
informative finivano anche ad un alto dirigente
romano del Sisde, Bruno Contrada. Il 2, Di
Pietro è a Cernobbio, con un durissimo discorso
contro il colpo di spugna: "Se lo
tenteranno, scenderò in campo per
fermarli". L'indomani Berlusconi,
allarmatissimo, chiama D'Adamo per sventare la
minaccia: "Ingegnere, il suo amico è fuori
di testa, bisogna che lei si prepari. Siamo
nelle sue mani!". Seguiranno sette incontri
ad Arcore, per concordare aiuti finanziari al
gruppo D'Adamo, che naviga in pessime acque.
Intanto IL GIORNALE tira in ballo Di Pietro per
Affittopoli (un alloggio in via Andegari, avuto
dalla Cariplo ad equo canone). E, il 15, Brescia
lo indaga per l'ennesima volta: concussione e
abuso d'ufficio per il piano di
informatizzazione del tribunale di Milano. Il
29, si smonta anche la bufala mancusiana degli
ispettori "intimiditi": su proposta
del pg della Cassazione, il Csm archivia
l'indagine disciplinare contro Borrelli e il
pool. A Milano si trascina stancamente la
seconda ispezione. Craxi, preoccupato, avverte
l'avvocato Salvatore Lo Giudice: "Se
qualcuno in prima fila non apre il 289
("attentato agli organi
costituzionali", n.d.a.) e affronta la
testa del serpente, non si va da nessuna parte.
L'obiettivo è la fine dell'imbroglione
trafficante". Cioè di Di Pietro che,
secondo Craxi, è pure un falso laureato. Falsa
laurea e 289: due tra gli argomenti preferiti
del fido Ferrara.
OTTOBRE. Nuova inchiesta della procura di
Brescia contro Di Pietro: questa volta è
accusato di falso ideologico insieme a Borrelli,
per aver firmato i verbali di alcuni
interrogatori della polizia giudiziaria senza
avervi presenziato per intero. Ma si indaga
anche sulla deposizione dell'agente Napoli, che
ha rivelato lo spionaggio continuato e illegale
del Sisde ai danni del pool (dossier Achille):
nessuno scoprirà mai chi fosse questo Achille,
anche perché il capo del servizio Gaetano
Marino negherà per mesi l'esistenza stessa del
fascicolo, salvo poi consegnarlo con tante scuse
al comitato di controllo sui servizi
segreti.
Il giorno 12, nuova bufala berlusconiana: questa
volta il bersaglio è Borrelli, che avrebbe
gravemente peccato avvertendo Scalfaro
dell'avviso di garanzia a Berlusconi prima che
quest'ultimo ne avesse notiziza. Borrelli
precisa che Scalfaro lo seppe negli stessi
minuti in cui Berlusconi veniva informato da un
colonnello dei carabinieri. E comunque il
segreto investigativo è a discrezione del pm.
Scandalo enorme, per un fatto che persino
Tiziana Parenti giudica "corretto".
Mancuso, che sta per essere sfiduciato dal
parlamento, fa in tempo a scatenare un
supplemento di ispezione, un'inchiesta a Brescia
per violazione del segreto e un'azione
disciplinare al Csm. E altre azioni disciplinari
chiedono gli ispettori per i pm milanesi Ilio
Poppa, Gherardo Colombo, Fabio De Pasquale.
Parlando alla Camera nel giorno dell'addio,
Mancuso invoca un'ispezione a Palermo. Poi,
alludendo a due Consigli dei ministri
"secretati", lascerà cadere il
sospetto che vi si fosse parlato di gravi reati
commessi dal pool di Caselli.
NOVEMBRE. Il gip romano Maurizio Pacioni
denuncia Borrelli, Davigo, Colombo e Ghitti per
omissione in atti d'ufficio e falso ideologico:
avrebbero tenuto sotto scacco l'ispettore capo
Ugo Dinacci tramite un'inchiesta sul figlio,
l'avvocato Filippo.
DICEMBRE. Il 5 dicembre, il Gip di Brescia
archivia le accuse di Cerciello e censura le
indagini di Salamone. Il 7, il comitato servizi
segreti interroga il comandante della Guardia di
Finanza Costantino Berlenghi per sapere se
membri del Corpo abbiano spiato il pool: il
generale smentisce sdegnato; poi si scoprirà
l'attività illegale di dossieraggio di vari
ufficiali e sottufficiali (Simonetti, Nanocchio,
Salato). Il 20 Salamonefa partire una raffica di
richieste di rinvio a giudizio per l'ex-pm:
cinque concussioni e due abusi d'ufficio. La
Falange armata aveva previsto tutto da dieci
giorni: "Di Pietro ha infranto i patti:
adesso la sua fine è segnata". Colombo,
Davigo e Greco sono indagati per le nuove accuse
di Cusani su un'improbabile missione pilotata da
Tradati in Svizzera alla ricerca di carte
Fininvest. Lo stesso giorno, il 22, IL GIORNALE
pubblica un'intervista a Maurizio Raggio,
prestanome dei conti di Craxi e latitante in
Messico, realizzata sei mesi prima e
inspiegabilmente tenuta da parte. Raggio
sostiene che Pacini Battaglia avrebbe versato 5
miliardi a Lucibello che, d'intesa con Di
Pietro, li avrebbe trasferiti in Austria. Tutti
gli interessati smentiscono. Compreso Raggio.
Marco
Travaglio
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