da
"Il Messaggero" del
24/02/2002
A
Milano grande adunata dei fan di
Mani pulite, schierata
l’opposizione movimentista:
Berlinguer, Diliberto, Pecoraro
Scanio, Di Pietro
La
“sinistra di piazza” fa
quarantamila
Al
Palavobis in difesa dei giudici e
contro Berlusconi. Attacco ai
leader dell’Ulivo assenti
di
Fabrizio Rizzi
MILANO— Arrampicati su un
cancello di zinco, con i piedi
appoggiati a una pensilina
arruginita e traballante, i tre
leader, Diliberto, Pecoraro Scanio,
Di Pietro, arringano, con un
altoparlante, la folla (che è
immensa e spinge per entrare in un
Palavobis già stracolmo) non
soltanto per elogiare il «bisogno
di legalità», ben vivo a
distanza di 10 anni dall’inizio
di Mani Pulite, ma per attaccare,
o comunque mettere in imbarazzo, i
vertici dell’Ulivo,
principalmente D’Alema e Fassino,
che sono stati assenti. Di fronte
alla sorprendente risposta di
folla (40 mila secondo Paolo
Flores d’Arcais di "Micromega")
i tre rilanciano non soltanto quel
patto di fresca sigla, per aprire
«una casa dei diritti e della
solidarietà», ma anche, più o
meno verosimilmente, per
rafforzare la «politica dei
girotondi» iniziata qualche
settimana fa a Roma e culminata
nell’esplosione presenzialista
di ieri. In sostanza un Ulivo di
piazza contro l’Ulivo
tout-court. L’obiettivo, più
che le toghe, adesso è la Rai,
dopo il rinnovo del Cda. Il
prossimo 10 marzo si faranno una
serie di manifestazioni attorno
alle sedi Rai di Milano, Roma,
Napoli, Bologna, Palermo e
Cagliari. Da Reggio Calabria, il
segretario ds, Fassino, ha
replicato che dal Palavobis è
salita «una richiesta di dialogo
con l’Ulivo, significa che la
gente necessita di interlocutori
nel Centrosinistra» per cui «dobbiamo
metterci al servizio dei bisogni
della gente. Occorre non solo una
rivolta morale contro il governo,
ma anche una rivolta politica che
dovrà concretizzarsi in un
progetto». Francesco Rutelli ha
detto che «l’Ulivo deve sapere
ascoltare la spinta per una forte
opposizione contro la giustizia
"fai-da-te" del governo
Berlusconi, sul conflitto di
interessi e sulla legalità». Ed
ha invitato a un nuovo raduno, «per
una giustizia giusta» il 2 marzo
a Roma. Ma Arturo Parisi,
Democratici, ha fatto a Di Pietro
una sibillina domanda: «Ci
spieghi allora perchè, in
campagna elettorale, ha lavorato
per far vincere Berlusconi».
Ma il «popolo dei Girotondi» che
idealmente si collega a quello di
«fax» di Mani pulite, parteciperà,
secondo quanto ha auspicato Flores
d’Arcais, organizzatore della
manifestazione, anche allo
sciopero generale della Cgil.
L’assenza dei dirigenti ulivisti
ha scatenato anche i
rappresentanti dei Ds presenti,
Mussi, Berlinguer, Folena. «Arriverà
questa voce - si è chiesto Mussi
- ai vertici del Centrosinistra,
come è arrivata quella di Moretti
e dei professori di Firenze,
Palermo e Roma?». E dopo essere
stato coperto di applausi per una
citazione di Enrico Berlinguer,
Mussi ha negato che ci sia «stata
una guerra civile o una
rivoluzione delle toghe rosse, ma
c’è stata soltanto la scoperta
del più grande sistema di
corruzione». Più esplicito
Giovanni Berlinguer, leader del
Correntone: Fassino e Rutelli «non
capiscono, pensano ancora che la
politica la fanno i leader e il
resto è solo indignazione e
intemperanza, sperano che da
qualche parte vengano consensi che
non meritano più». La sinistra,
semmai, «deve dare ascolto» alla
gente venuta a manifestare. Rosy
Bindi, Ppi, non si è sorpresa per
la risposta della folla, che era
«assolutamente prevedibile», ma
perchè con la vicenda torinese,
si è «dimostrato che la
questione morale è tutt’altro
che finita». Nando Dalla Chiesa,
Margherita, si è invece stupito
della forte partecipazione: «E’
un movimento che sta nascendo, non
avevamo idea di quanti potessero
venire».
Di fronte alla marea incontenibile
(ad un certo punto Di Pietro ha
parlato di «boicottaggio» per
non riuscire a sistemare la folla
che premeva) si sono svolte due
manifestazione, una all’interno
della tenda, un’altra
letteralmente sui cancelli. Vi è
salito anche l’ex presidente
Rai, Zaccaria, il quale dopo aver
definito il suo successore
Baldassarre «sodale di Previti,
ha lanciato la proposta di quattro
referendum, su rogatorie, falso in
bilancio, conflitto di interessi e
articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori. Persino il compassato
Furio Colombo, direttore
dell’Unità, è salito su una
scaletta di ferro per spiegare che
l’Italia è ormai vicina a un «sistema
da America Latina». Di Pietro,
tornato capo-popolo che, con il
megafono grida «Resistere-resistere-resistere»,
attacca Berlusconi «il miglior
venditore di fumo dopo Vanna
Marchi» e "riabilita"
Craxi: «Lui è fuggito dalla
pena, ma si è sempre difeso
all’interno del processo». Poi
parla Francesco «Pancho» Pardi:
«ostruzionismo sempre in
Parlamento». Da Sabina Guzzanti,
che imita Berlusconi e dal Nobel,
Dario Fo, un intermezzo di risate.
«Se non ci fosse stato D’Alema,
con il cavolo che facevi (Berlusconi,
Ndr) il presidente del Consiglio!».
E gli applausi hanno sommerso Fo.
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