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da "Il Corriere della Sera" del 25/02/2002

IL PERSONAGGIO

Pardi: tirai molotov, ma il passato insegna che non conviene

«Pancho» ha trascorsi da leader di Potere operaio a Firenze

di Enrico Caiano


«Siamo professori di mezza età, con la pancetta e le protesi dentarie...». Il «cattivo maestro» Francesco «Pancho» Pardi al ministro della Giustizia che prevede «episodi di violenza» legati ai quarantamila del Palavobis risponde così. Con una battuta. Ma con una battuta e basta può rispondere un politico di oggi. Quelli a cui il professor Pardi vuole dare la scossa. Lui allora fa di più. Non dispera «di convincere un giorno il ministro Castelli» e gli risponde nel merito: «Se c’è una cosa sicura è che questo movimento è non violento, tranquillo e allegro. In ogni caso abbiamo imparato dalle esperienze del passato che non conviene usare la violenza. Quando un potere è pericoloso il gioco si fa pericoloso. Quanto al ministro Castelli è ingegnere e manca di cultura giuridica e sociale. Parla di cose che non conosce. Meglio se tace, farà meno brutte figure». Una frase così, sabato, avrebbe tirato giù il Palavobis di Milano. Come è successo nei passaggi cruciali del suo intervento: esultanza da concerto rock. «Il Pardi», come lo chiamano i suoi amici di oggi e di ieri - gli anni della contestazione, gli ambienti di Potere operaio a Firenze - per sua stessa ammissione sa «scrivere e parlare». Due doti del leader. Ma, attenzione, «sono assolutamente inadatto alla vita del politico di professione» giura. Prega di credergli, «Pancho»: «Non ho il fisico: continui appuntamenti, rapporti con gente sempre diversa che si conosce appena, mani da stringere... E poi non so comandare gli altri».
Tutto il contrario di Massimo D’Alema, il presidente dei Ds che questa sera il «prof» sfiderà con i suoi ragionamenti scomodi davanti a un pubblico che si annuncia foltissimo al Palazzo dei Congressi di Firenze. Cinquantasette anni lui, quasi 53 il «Líder Máximo». In Toscana nello stesso periodo: alla Normale di Pisa D’Alema, a Lettere e Filosofia di Firenze «Pancho», che si laureerà a differenza del leader fermatosi alla tesi. Senza conoscersi. D’Alema tirò le molotov? Ancora non è chiaro. Beh, «il Pardi» ha meno problemi a riconoscerlo: «Bisogna mostrarsi senza infingimenti, a quel tempo ero abbastanza estremista e non ho fatto meno di D’Alema che le molotov le ha tirate. Comunque lo considero un reato veniale rispetto a quelli che si vedono di questi tempi».
La gara «rivoluzionaria» col suo prossimo interlocutore comunque è vinta, perché «Pancho» ha conosciuto pure il carcere: «Per un mese, ad Orbetello. Il reato? Manifestazione non autorizzata. Avevo un avvocato che mi consigliò di difendermi negandomi, di non ricevere materialmente gli avvisi di comparizione. E neppure lui andava ai processi». Tecnica infausta, perché fu condannato in primo e secondo grado e lasciò correre. Quando arrivò al terzo la condizionale era perduta e provò le sbarre. Nessun dramma, un’esperienza da fare, «come il servizio militare» dice oggi il «prof».
Che poi «prof» di Analisi del Territorio ad Architettura lo è da poco. Lo rivela l’ex preside della Facoltà, professor Francesco Gurrieri, il quale lo ricorda leader studentesco tra gli altri e lo ritiene «persona normale, con doti abbastanza consuete». «Pancho» lo ammette: «Ho studiato molto ma pubblicato solo dall’89 in poi». Lo studio del paesaggio lo appassiona da 25 anni, quelli in cui ha abbandonato la politica: «La relazione ambiente-territorio-paesaggio mi interessa molto». Vive nella natura a Mercatale Val di Pesa, con la moglie, il pastore maremmano Platone e una gatta. Lì si è nascosto per tutto questo tempo. «Pane e Muro» lo chiamavano gli ex compagni di lotta: vita semplice, si riparava la casa da solo: «il Pardi minimalista» come lo definisce oggi il leader del Potere operaio fiorentino Michelangelo Caponetto, grande amico di «Pancho», con lui anche nell’avventura del nuovo movimento. «Non è un leader? E’ un uomo che capisce i movimenti maggioritari - spiega Caponetto -. Ma più politico di me. E’ una persona di grandissima intelligenza, quasi fastidiosa». Per lui è «il perfetto portavoce: non a caso la frase che ricorre maggiormente tra i nostri amici è "ha saputo dire le cose che diciamo tutti da molti anni"». Un difetto? «Troppo normale, dovrebbe tradire di più la moglie. Ma così Berlusconi starebbe tranquillo...».
Dalle lunghe camminate a caccia di fossili («una cosa che gli piace moltissimo» spiega un altro suo collega ad Architettura, Gabriele Corsani) al ritorno in una politica di sinistra «fossilizzata», per smuoverla col movimento: «Speriamo che i Ds capiscano prima del Pci che la società sta cambiando, allora fu molto difficile spiegarglielo» chiosa ancora Caponetto. Da D’Alema, oggi, «Pancho» si aspetta critiche di «sinistrismo». A cui ribatterà con la convinzione che la «Bicamerale fu un errore tattico e strategico», ribadendogli l’accusa di aver «tentato di inseguire l’elettorato altrui senza conquistarne un briciolo e disgustando il proprio». Chissà se lo convincerà. O D’Alema continuerà a credere che i «PanchoPardi» sono come i «gattopardi»: vogliono cambiare perché nulla cambi, inseguendo un’idea di sinistra pura, nobile, sincera. E perdente.

 

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