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da "Il Corriere della Sera" del 25/02/2002


Nuovo movimento, Milano si divide
I leader del Palavobis: in piazza la voglia di cambiare. E si prepara l’assedio alla Rai

di Paolo Foschini


Sandro Antoniazzi: «Piena adesione, ora bisogna dare una rappresentatività a tutta questa gente». Filippo Penati: «Il rischio però è che insistere su certi argomenti, alla fine, serva più a dividere che a unire». Basilio Rizzo: «Quando si parla di "valori", la gente è unita e si muove». Ecco: c’è una parte di sinistra che «approva», ce n’è un’altra che «distingue», c’è una base che dice «era ora». E poi, sul fronte opposto, c’è il Polo che minimizza e dice «siamo alle solite». È questa la mappa della politica «professionale» all’indomani «Giorno della legalità» celebrato sabato dagli «autoconvocati» del Palavobis. Ma al centro del campo, adesso, vogliono restarci appunto loro, i quarantamila dell’altroieri pomeriggio assieme a quel pezzo di «società civile» - Daria Colombo, Luigina Venturelli, Simona Peverelli, per dirne alcune - che è riuscita a farli incontrare: «Non siamo "contro" i partiti, ma semplicemente farci sentire. Far sapere che ci siamo, che siamo tanti, che abbiamo dei valori importanti, e che vogliamo essere ascoltati». Le risposte cominciano da Antoniazzi, leader dell’opposizione a Palazzo Marino, che in quelle ore era andato a un’altra manifestazione, organizzata dai no global: «Ma idealmente ero al Palavobis anch’io, e tra le due realtà c’è più di un punto di contatto. Occorre trovare una sintesi tra tutte queste energie». Con nuovi leader? «Il problema non è di facce: bisogna riuscire a dare rappresentatività a questo popolo che è diventato più complesso, più esigente, più "ampio" rispetto ai partiti. Il compito dei leader è fare un passo avanti, per litigare meno, e uno indietro, alla ricerca di nuove formule di rappresentanza».
Filippo Penati, segretario provinciale dei Ds, ha un’opinione più articolata: «Il Palavobis ha dimostrato che c’è una grande voglia di mobilitarsi sui temi importanti, ma bisogna uscire dalla commemorazione del passato. Limitare il dibattito alla questione Previti, alla fine, rischia di non portare al centrosinistra più voti di quelli che ha già e, anzi, di dividere: l’indipendenza della magistratura va difesa a ogni costo, ma la giustizia ha bisogno anche di riforme».
Nando Dalla Chiesa, che sin dall’appuntamento di piazza Navona era stato tra i più fiduciosi nel successo dell’iniziativa, sposta il discorso: «Non è stata una celebrazione di Mani pulite. Il punto fondamentale è che quarantamila persone sono venute a dire che vogliono cambiare qualcosa. E questo avrà un effetto sempre più forte». Ne è convinto anche Basilio Rizzo, di «Miracolo a Milano»: «La giornata di sabato dimostra che, quando si torna alla politica "alta", la gente si muove. Non solo legalità, dunque, ma scuola, sanità, lavoro informazione, G8». Enrico Fedrighini, di Rifondazione, ha solo un rammarico: «Peccato che, tra gli esponenti di sinistra-sinistra, io fossi l’unico presente».
Unità sui "valori", d’altronde, è anche l’obiettivo degli ambientalisti di varia estrazione che proprio l’altro giorno - da Milly Moratti a Carlo Monguzzi, da Maurizio Baruffi a Luigi Manconi - hanno presentato anche a Milano il nuovo «Movimento ecologista».
Dall’altra parte, il Polo. «Per fare cose nuove - taglia corto il vicesindaco De Corato (An) - ci vogliono facce nuove. E a me sembra che al Palavobis ci fossero solo uomini che appartengono alla vecchia tradizione della sinistra». Secondo Luigi Casero, coordinatore cittadino di Forza Italia, la manifestazione di sabato era «partita come un'iniziativa apparentemente spontanea ma alla fine è stata monopolizzata dai soliti noti: i ds che hanno perso il congresso per Fassino e D'Alema cercano ora di far loro la guerra con questo movimentismo». Per il coordinatore regionale Paolo Romani «non è stata una manifestazione contro il governo ma contro l'attuale dirigenza dell'Ulivo». Infine il capogruppo della Lega, Matteo Salvini: «È un finto cambiamento, nessuna parentela tra questa cosa e la Lega di dieci anni fa».

 

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