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Tra i
moltissimi apostoli che diffusero, con
opere e azioni, il Verbo del Cavaliere,
due, Marcello e Cesare, furono anche gli
autori dei Vangeli che ancor oggi ci
permettono di conoscerne e ammirarne la
sovrannaturale grandezza.
Tra i due sacri testi esistono, è vero,
delle discrepanze che non inficiano però
la sostanziale verità del racconto.
I due concordano sull’episodio del
dodicenne Cavaliere che, assalito da
alcuni facinorosi senza Fede detti
comunisti, li sgominò, novello Davide,
lanciando loro dei sassi e tutti
colpendoli alla fronte perché la sua mano
era guidata dal Signore. Dissentono
invece, ma solo per un dettaglio, sul
fatto che il Cavaliere avesse camminato
sulle acque, come Egli stesso confidò a un
ristretto gruppo di apostoli.
Mentre Marcello afferma che il Cavaliere
disse: «Ho camminato sulle acque», Cesare
racconta che la frase esatta fu: «Ho
attraversato cattive acque».
I due evangelisti invece concordano, in
tutto e per tutto, sul miracolo del
risveglio del giovinetto che, caduto in
coma, tornò alla coscienza udendo la voce
del Cavaliere durante una delle sue
predicazioni.
Marcello e Cesare perfettamente concordano
anche sul miracolo detto della
«conversione del Sinedrio». Portato dai
nemici davanti al Sinedrio per essere
giudicato, il Cavaliere fu accusato di
colpe che mai aveva commesso e dovette
subire pesanti condanne. Ma, qualche
tempo, dopo il Cavaliere, aiutato
dall’apostolo Cesare, riuscì a incontrare
a quattr’occhi i componenti del Sinedrio e
con loro lungamente parlò facendoli
illuminare dallo Spirito Santo.
Alla fine non solo venne proclamato mondo
da ogni peccato, perfino da quello
originale, ma alcuni degli antichi
persecutori presero a seguirlo e
diventarono suoi apostoli. I pochi reprobi
del Sinedrio che continuarono
satanicamente ad accusarlo ebbero vita
breve e infelice.
Particolare curioso: i due evangelisti
stranamente non fanno parola del miracolo
più clamoroso e conosciuto, quello della
moltiplicazione dei miliardi.
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