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Un
palermitano cedette alle insistenze di un
suo amico e andò a trovarlo nel ridente
paese del Nord Iliata dove questi viveva.
Un giorno stavano passeggiando in campagna
quando l’amico, indicandogli una villa
lontana, disse: «Lì abita il Cavaliere».
E proprio
in quel momento il terreno si aprì e i due
sprofondarono in una profondissima buca.
Non si fecero niente, ma capirono che
sarebbe stato impossibile risalire.
Cominciarono a chiamare aiuto, però
nessuno accorreva. A un tratto il terreno
si smosse ancora e davanti a loro comparve
un’apertura che pareva l’entrata di una
galleria. Non avevano scelta, la
varcarono.
Era una galleria infatti, lunghissima, e
quel che videro li atterrì. Lungo le
pareti c’erano centinaia e centinaia di
scheletri, ognuno illuminato da una
piccola lampada.
Principiarono a percorrerla, tremanti, nel
tanfo insopportabile perché ancora da
qualche osso pendevano lembi di carne
marcia. Camminarono e camminarono sotto lo
sguardo delle occhiaie vuote e il ghigno
dei teschi.
«Madonna
santa, ma qua è peggio che nella cripta
dei Cappuccini!», balbettò il palermitano.
Allo
stremo delle forze, dopo aver percorso
chilometri, videro una porta. Ansanti,
l’aprirono. E si trovarono in una
lussuosissima camera da letto. Sbalorditi,
si voltarono a guardare da dove erano
venuti. Non avevano aperto una porta, ma
le ante dell’armadio del Cavaliere.
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