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Un giorno
un signore quarantenne, agile, elegante,
ben vestito, capelli curatissimi, faccia
tirata a lucido, costosissima valigetta
griffata in mano, riuscì a farsi ricevere
dal Cavaliere. A questi il visitatore fece
subito buona impressione: a prima vista,
pareva il tipico dirigente-manager del
partito che aveva fondato, poteva essere
un buon acquisto in vista della prossima
campagna elettorale.
«Desidera?», domandò il Cavaliere.
«Io? Io
niente», fece il visitatore. «È lei che
desidera qualcosa da me».
Il
Cavaliere s’irritò. Lui non aveva niente
da desiderare, avendo tutto.
«Ci dev’essere
un equivoco», disse brusco.
«Nessun
equivoco, mi creda. Lei, ieri sera, alle
diciannove e tredici esatte, solo nel suo
bagno, guardandosi allo specchio ha
pensato: Darei qualsiasi cosa per
riavere i miei capelli. Ed eccomi qua
a servirla».
Senza
dargli tempo di reagire, il visitatore
aprì la valigetta, ne trasse fuori una
dozzina di disegni e li posò sulla
scrivania: in ognuno d’essi, la testa del
Cavaliere era incoronata da una diversa,
ma sempre foltissima, capigliatura: ora
riccioluta, ora liscia, ora a onde…
«Scelga
quella che le piace di più. Il contratto
ce l’ho qua già pronto. Appena l’avrà
firmato, si ritroverà in testa il modello
che desidera. E le garantisco anche che,
fino alla morte, non perderà più nemmeno
un capello».
«Lei
quale ditta rappresenta?», domandò il
Cavaliere.
«Non
rappresento altro che me stesso. Non ha
ancora capito chi sono?».
Lo disse
in modo tale che il Cavaliere capì. Il
visitatore era il Diavolo in persona.
Dunque tutto quello che aveva detto era
vero. Bastava concludere il patto e
avrebbe riavuto i suoi capelli.
«Quindi,
secondo la tradizione, lei vorrebbe in
cambio la mia anima», disse lentamente il
Cavaliere.
Il
visitatore lo guardò, leggermente stupito,
ma non aprì bocca.
Il
Cavaliere sospirò, ci pensò ancora un
momento, poi allungò la mano.
«E va
bene, firmiamo questo contratto», fece.
A quel
punto il visitatore si mise a
sghignazzare.
«La sua
anima? Lei vorrebbe darmi in contropartita
la sua anima? Ma non lo sa che da tempo
non accettiamo più anime? Era un commercio
che piaceva a mio nonno, che andava sempre
in perdita, poveraccio, e piaceva ancora
di più ai poeti che ci ricamavano sopra».
«E allora
lei che cosa vuole in cambio?».
«L’ottantacinque per cento di tutto quello
che possiede, televisioni, aziende,
giornali, società, ville, tutto. Non è per
niente esosa, la nostra richiesta. Pensi
alla figura che farà sui manifesti
elettorali, sicuramente vincerà la
campagna».
«In
questo caso, preferisco farmi ritoccare le
fotografie», disse il Cavaliere.
E lo
congedò.
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