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Nel paese
chiamato Iliata c’era un Cavaliere il
quale ce l’aveva a morte con la Volpe. Non
passava giorno che il Cavaliere,
attraverso i suoi banditori che erano
tanti e ben pagati, non raccontasse le
malvagità della Volpe, ladra, invidiosa
dei beni del Cavaliere e sempre pronta a
portarglieli via, ricettacolo d’odio,
spergiura, mentitrice, inaffidabile.
E tutto
questo perché? Solo perché il pelame della
Volpe era rosso e il Cavaliere, assai più
di un toro nell’arena, inferociva appena
vedeva quel colore.
Un giorno
il Cavaliere, nascosto, vide che la Volpe
voleva mangiarsi un grosso grappolo d’uva
alta sopra un pergolato. La Volpe saltava
e saltava con tutte le sue forze, ma, per
quanto si impegnasse allo spasimo
spiccando balzi sempre più alti, a un
tratto si fece persuasa che quel grappolo
era, per lei, irraggiungibile.
«Perché
sto qui a sprecare energia?», si domandò.
«Oltretutto sicuramente quell’uva è troppo
agra».
E se ne
andò.
Il
Cavaliere, nel suo nascondiglio,
immediatamente si convinse che quell’uva
era buonissima e che la Volpe aveva detto
che era agra solo perché non era riuscita
a prenderla.
Così,
avvicinatosi alla pergola, senza manco
scendere da cavallo, agguantò il grappolo
e ne fece un solo boccone.
S’attossicò. L’uva era veramente agra.
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