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Il
Cavaliere, girando campagne e campagne,
s’imbatté in una vecchia scheletrica,
vestita di nìvuro, con una lunga falce in
mano. La riconobbe subito e fece fare uno
scarto al suo cavallo.
«Schifosa
comunista!», murmuriò.
La Morte
era d’orecchio fino e lo sentì. Si mise a
ridere.
«Tutte me
le hanno dette! Ma comunista mai! Si può
sapere perché?».
«E chi è
più comunista di te? Tu consideri tutti
allo stesso modo, ricchi e poveri, belli e
brutti, re e pezzenti! E questo non è
giusto, gli uomini non sono eguali. Io,
per esempio, sono il Cavaliere, l’uomo più
ricco di questo paese, milioni di uomini
mi ascoltano, mi seguono...».
«Basta,
basta», l’interruppe la Morte che non era
né comunista né liberale, ma solo una
grandissima carogna, «mi hai convinto. Tu
sei degno di un trattamento speciale, avrò
un occhio di riguardo. Ti dico l’anno, il
mese, il giorno, l’ora, il minuto primo e
il minuto secondo della tua morte».
E glielo
disse, scomparendo.
Il
Cavaliere, paralizzato dallo scanto e
incapace di fare altro, cominciò a contare
i secondi che passavano, passavano,
passavano, passavano…
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