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Diritto e Internet
a cura di Guido Scorza *


Voto elettronico e cyberdemocrazia




La storia della politica italiana e non solo degli ultimi anni è stata caratterizzata da un progressivo allontanamento del Paese civile dalla politica del Palazzo con il conseguente logoramento dei meccanismi di democrazia rappresentativa ai quali la nostra Carta Costituzionale è ispirata.

Nelle ore che precedono ogni consultazione elettorale, la maggior preoccupazione di politici, giornalisti, commentatori e società di indagine statistica è, ormai, costituita dal dato relativo alla percentuale di elettori che potrebbe disertare le urne; ci si interroga, quindi, sulle condizioni meteorologiche, sulla concomitanza delle operazioni di voto con match calcistici particolarmente attesi e su ogni altro fenomeno capace di calamitare l’attenzione dell’opinione pubblica e di distrarla dai propri doveri elettorali.

Una volta chiuse le urne, poi, la società mediatica e quella politica danno il via ad un’interminabile attesa talvolta condita da colpi di scena, talvolta decisamente più noiosa alla ricerca dei primi risultati elettorali attendibili idonei a scatenare le reazioni positive ed entusiaste dei vincitori e quelle deluse e, talvolta, imprevedibili dei vinti che, in qualche occasione, non mancano neppure di contestare, in ogni sede, il verdetto dello scrutinio denunciando brogli elettorali, errori di calcolo ed altri analoghi episodi suscettibili - a loro dire - di inficiare la validità dell’intera consultazione elettorale.

Le ragioni del crescente fenomeno dell’astensionismo sono, probabilmente, molteplici ed eterogenee e vanno dalla sfiducia della società civile rispetto alla politica del Palazzo, ai troppi “tradimenti” alla “delega” elettorale consumatisi, negli ultimi anni, nelle Aule parlamentari sino ad arrivare ad un innegabile impoverimento della cultura e dell’ideologia politica.

Altrettanto difficile è scommettere sull’esattezza e correttezza delle operazioni di scrutinio e, quindi, del loro verdetto.

Chiunque abbia vissuto, almeno una volta, l’esperienza di scrutatore o Presidente di seggio ha ben presente cosa voglia dire aver a che fare con tonnellate di carta, decine e decine di moduli da riempire in un clima spesso teso o, comunque, disordinato, migliaia di schede elettorali da scrutinare - spesso durante la notte - cercando di interpretare al meglio la volontà degli elettori affidata a minuscoli geroglifici impressi con matite copiative vecchie di decine di anni.

I problemi del nostro Paese sono certamente diversi e ben maggiori rispetto al funzionamento buono o meno buono della macchina elettorale e, pensare di risolverli cambiando esclusivamente “il gioco delle urne” sarebbe, probabilmente, illusorio.

Non si può negare, tuttavia, che il sistema della democrazia rappresentativa sia ampiamente affidato ed anzi fondato proprio su un sistema elettorale efficiente, efficace ed affidabile non solo nelle regole e nei meccanismi di calcolo della rappresentatività ma, anche, dell’attuazione concreta di tali regole e principi.

In questa prospettiva il voto elettronico e, ancor di più, quello telematico, vengono - a mio avviso a ragione - da più parte indicati come possibili soluzioni non certamente ai problemi della rappresentatività della classe politica rispetto al pensiero ed alle scelte degli elettori ma, almeno, alla piaga dell’astensionismo ed ai dubbi e perplessità cui si è fatto cenno circa la capacità dell’attuale macchina elettorale di garantire una corrispondenza univoca tra la volontà espressa dall’elettore e quella “fotografata” in sede di scrutinio.

Nonostante, probabilmente in molti pensino il contrario, non stiamo parlando di fantascienza né di un qualcosa che apparterrà al futuro dei nostri figli ma, al contrario, di possibilità concrete e reali che appartengono ai nostri giorni e che per essere attuate non necessitano di alcuna nuova rivoluzionaria scoperta scientifica o tecnologica ma, semplicemente, di un atto di volontà del nostro legislatore.

Voto elettronico e voto telematico, infatti, consistono semplicemente in modalità alternative ed innovative per registrare la manifestazione di volontà dell’elettore avvalendosi dei nuovi strumenti informatici e telematici.

Nel primo caso l’elettore - in possesso di un documento elettronico di riconoscimento (carta d’identità elettronica, smart card contenente la propria firma digitale ecc.) - si reca presso apposite “urne informatiche”, viene riconosciuto da in sistema informatico ed esprime, attraverso il medesimo sistema, il proprio voto; si tratta di una metodologia di voto probabilmente neutra rispetto al problema dell’astensionismo ma, certamente, vantaggiosa sotto il profilo della correttezza ed affidabilità dello scrutinio (interamente gestito, in tempo reale, da sistemi informatici) nonché sotto quello dei tempi e dei costi di ultimazione delle procedure elettorali.

Nonostante lo scarso risalto che i media hanno riservato alla notizia, peraltro, tale sistema di voto è già stato utilizzato con successo - sebbene in via sperimentale - negli scorsi anni nelle elezioni comunali di Avellino e Campobasso e viene, ormai da tempo, utilizzato dalle Università Italiane per le elezioni delle Commissioni di valutazione dei concorsi e per quelle degli organi istituzionali accademici.

Nel secondo caso - voto telematico - invece, l’elettore può esprimere la propria manifestazione di voto via internet e, quindi, rimanendo comodamente seduto sulla propria poltrona o utilizzando il proprio telefonino; un sistema informatico provvede - in remoto - al riconoscimento del cittadino ed alla verifica della sua legittimazione all’espressione del voto dopo di che consente all’elettore di accedere - in modalità sicura - ad un’apposita area di un sito attraverso il quale è possibile completare una scheda virtuale ed imbucarla poi - sempre virtualmente - nell’urna elettronica.

Questo sistema oltre ai vantaggi comuni anche al voto elettronico costituisce, innegabilmente, un ottimo rimedio contro il crescente astensionismo ed è proprio per questa ragione che nella primavera di quest’anno è stato adottato - per la prima volta in Europa - nelle elezioni di 30 comuni inglesi.

In Italia, una metodologia analoga è stata già utilizzata nel 2001 per l’elezione di una parte dei membri del Comitato nazionale dei Radicali Italiani.

Difficile credere che la lentezza con la quale il Palazzo sta vagliando la possibilità di varare analoghi sistemi di votazione - allo stato esiste un solo disegno di legge in tal senso ancora in attesa di essere inserito nell’agenda parlamentare ed il cui testo non è neppure disponibile - sia da attribuire esclusivamente a dubbi e perplessità circa il livello di sicurezza ed affidabilità di tali sistemi.

L’impressione è, piuttosto, che quello della “sicurezza” sia solo - o, almeno in buona parte - un alibi dietro al quale si trincerano gli uomini del Palazzo per non far compiere al Paese un passo importante verso la democrazia elettronica.

Non sembra, infatti, potersi dubitare che il livello di affidabilità dei sistemi di voto elettronico e telematico sia certamente maggiore di quello garantito dall’attuale macchina elettorale ed affidato ad uomini, carta e matite stemperate; tutto ciò, ovviamente, senza voler affrontare il profilo dei costi e dei miliardi di lire periodicamente investiti nell’organizzazione di ogni tornata elettorale.
 

Avv. Guido Scorza
(*) Docente di diritto dell’informatica
presso l’Università di Bologna

 

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