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Diritto e Internet
a cura di Guido Scorza *


Il diritto nella Rete


Anche il diritto - nonostante la diversa impressione che talvolta traspare dalla lettura di certi resoconti parlamentari - è, o almeno dovrebbe essere una scienza esatta.

Il giurista, al pari di ogni scienziato, è chiamato ad un costante monitoraggio dei fenomeni economici, sociali, politici e culturali ed ad un attento lavoro di analisi delle loro caratteristiche e peculiarità nonché delle analogie o differenze rispetto ad altri fenomeni già registrati nel passato.

Una volta compresa a fondo la natura di un fenomeno il suo compito e la sua abilità stanno nell’individuare e, in taluni casi, anzi, nell’inventare una disciplina giuridica idonea a contemperare gli opposti interessi che in ogni fenomeno vengono in rilevo e, talvolta, in conflitto..

Che poi, sempre più di frequente, le cose avvengano in modo assai meno lineare e scientifico è affare che vogliamo lasciar fuori dai bit di questa rubrica e per il quale vi rimandiamo ai megabyte delle pagine di questo sito.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, questo modus operandi ha incontrato un ostacolo più impervio del previsto allorquando il giurista è stato chiamato a confrontarsi con i problemi giuridici dell’Internet e, quindi, costretto a fare i conti con la sua natura poliedrica e multiforme, con il suo percorso evolutivo al di fuori di ogni schema e di qualsiasi regola, con la sua totale astrazione da ogni riferimento territoriale, linguistico, culturale e politico e, ad un tempo con la sua dimensione globale.

Il maggiore problema del diritto dell’Internet, problema che ci troveremo ad affrontare di frequente in questa rubrica, concerne proprio la difficoltà del giurista – sia esso legislatore, magistrato o avvocato – di cogliere l’essenza della Rete o, forse, meglio sarebbe dire delle Reti che convivono nell’Internet, di comprenderne dinamiche e linee evolutive, filosofie e culture, tradizioni, consuetudini (sebbene giovani) e prospettive.

E’ evidente che procedere nel ragionamento giuridico e tentare di dettare o, semplicemente, applicare regole di diritto muovendo da presupposti inesatti vuol dire pervenire a conclusioni altrettanto sbagliate e non condivisibili.

Nelle prossime settimane passeremo in rassegna i molti problemi ancora aperti del diritto della Rete cercando di non perdere mai di vista l’approccio corretto a queste tematiche e, cioè, quello di capire quale sia il prodotto, il servizio o il fenomeno che ci si trova di fronte e, solo dopo, discutere, valutare ed affrontare il problema della sua disciplina giuridica.

E’ tuttavia importante chiarire sin da subito un aspetto troppe volte e troppo spesso dimenticato, tralasciato, trascurato dalla giurisprudenza, dalla dottrina giuridica, dagli imprenditori e, soprattutto, dalla gente comune: il cyberspazio non è un mondo virtuale ma – a tutto voler concedere – una proiezione del mondo reale.

In Rete si muovono ed agiscono gli stessi soggetti che incontriamo tutti i giorni per strada o al lavoro, che vediamo in televisione o con i quali negoziamo abitualmente l’acquisto di una casa, di un’automobile o di un panino ed i diritti che circolano nel web sono i medesimi di cui si discuteva qualche secolo fa nel Foro Romano e dei quali oggi si discute nei Tribunali, in Parlamento e, sempre più di frequente, nelle Piazze.

Le persone, ogni giorno, nel cyberspazio si confrontano, si scambiano idee ed opinioni e concludono contratti proprio come avviene da secoli in tutto il mondo.

Ciò che cambia, dunque, è solo il mezzo, lo strumento utilizzato per gestire i propri rapporti economici, commerciali, lavorativi e, talvolta, persino affettivi.

Nell’affrontare le questioni giuridiche della Rete occorre per questo fugare subito il dubbio che il cyberspazio possa costituire un porto franco, una terra di nessuno o un farwest nel quale tutto è permesso e nulla è vietato o, comunque, nel quale non può essere riconosciuta alcuna Autorità statuale.

Così facendo, infatti, si alimentano solo falsi miti e sciocche leggende – basti pensare a quella secondo cui la musica on line dovrebbe essere gratuita o quella secondo cui l’anonimato in Rete andrebbe tutelato e protetto – e, ad un tempo, irragionevoli paure ed infondati sospetti sul popolo della Rete troppo spesso ritratto da giornali e televisioni come fatto di demoni, fantasmi, vagabondi e serial killer a caccia di vittime nelle chat e nei news group.

Tutto ciò non fa bene alla Rete ma, soprattutto non fa bene al progresso tecnologico e culturale del mondo intero.

Avv. Guido Scorza
(*) Docente di diritto dell’informatica
presso l’Università di Bologna

 

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